Cuma

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Donne vestite in nero si camminano
tra la terra sabbia e l'asfalto della strada;
il vento trascina i sentori del sole,
qui arsura e fame sono promesse di piacere.
Ondeggiano le canne alla marina.
L'erba è ancora grassa,
così l'agave alla duna,
e tra il pino confuso al rosmarino,
petroli senza memoria ammalano la rena.
Ora volti stranieri dai colori antichi,
che videro l'inizio delle Storie,
ripropongono l'eterna mescolanza delle razze,
degli atomi il casuale, perenne ricomporsi.
Le donne in nero ripetono un sorriso,
pure se il tempo si abbatte sulle labbra,
ne fa neri i denti, goffe le movenze,
conservano sogni che noi non ricordiamo.
Muri reticolati si attardano ad esistere.
Scheletri di memorie, testimoni offesi,
soffrono l'inutile sopravvivenza delle spoglie
di chi troppe volte muore.
Di fronte il mare

a riproporci ancora un orizzonte
oltre il quale dobbiamo navigare.

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