1 Agosto 2008

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Oggi il tempo è un accondiscendente proscenio.

Questo nord, in spazi immensi, è chiuso in se stesso. Quì la ragione non dorme eppure appaiono mostri.

Nulla come la follia ti avvicina al senso delle cose e rende verità alla loro immanenza. Pensare a un Dio che crea se stesso e il Suo contrario non è follia, è stupidità. Pensare a un Dio perfetto nell’atto della creazione è al tempo stesso la Sua negazione.

Come può la perfezione desiderare?

L’atto creativo è un desiderio e il desiderio è il soddisfacimento d’una mancanza, d’una privazione.

Perfezione privata, nulla di più antitetico!

E allora tutto esiste per il semplice fatto che è e l’unico scopo è la perpetuazione dell’essere.

Perché tutto ciò dovrebbe essere una diminutio per la nostra intelligenza?

Non ci basta essere qualcosa di complesso e affascinante in questo complesso e affascinante esistere? Di quale disegno dobbiamo sentirci il tratto, di quale fine dobbiamo sentirci il mezzo.

E' la forma che mi confonde!

Se mi commuovo alla curva del tuo seno, che come astro provoca maree di sangue in me, lo capisco è la perpetuazione di noi. Ma l’arte? La letteratura? Sono solo un bisogno finalizzato all’esistere o, come dice Pessoa “L’arte è il segno che la vita da sola non basta”?

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