18 Luglio 2008

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"Odi et amo. Quare id faciam, fortasse requiris. Nescio, sed fieri sentio et excrucior." (Catullo) (Ti odio e ti amo. Come possa fare ciò, forse ti chiedi. Non lo so, ma sento che così avviene e me ne tormento).

Berlino è fredda in luglio.
La mia casa è sottosopra e questo disordine delle cose sconvolge ancora di più il mio disordine interiore.
Eros e Thanatos, in fondo la mia presunta molteplicità si riduce a queste due pulsioni, come qualsiasi altro vivente.
Forse è stato misero quanto vano il tentativo di tenere a distanza ambedue con la mente e affondarmici dentro con il ventre. Mi sono amputato affettivamente e mi sono sprecato in mille orgasmi.
Forse, come dici tu, non si recita mai a pieno la propria parte e in fondo è questo il significato del recitare. (Il poeta è un fingitore-ricordi?).
C'è stato sempre un alibi pronto, un buon motivo predisposto ad arte per spiegare-giustificare ogni azione.
Ma la vergogna di aver tradito un disegno più nobile e alto ha sprofondato i miei giorni e le mie notti in disperazioni senza fine.
Sesso e morte, al centro io, ondivago fuscello in preda al minimo soffio dei venti del mio esistere. Così ho rinchiuso l'amore, e con lui ogni nobile sentimento, tra Sesso e Morte e l'ho potuto osservare con occhi diversi.
Ho amato (eros) tutte le donne, a lungo o il tempo di un orgasmo, perché tutte ho saputo odiare (thanatos).
Ho amato il mio sesso, membro dalla bellezza e dalla generosità incomparabili, e l'ho odiato, appendice tiranna e prevaricatrice

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