2 luglio 2008

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Ci sono giorni in cui gli anni prendono il sopravvento.
Questa casa nuova così esigente e così ancora non finita da alle mie forze inadeguate una sofferenza deprimente. Non ha angoli miei né agi dove riporre i miei pensieri e le mie cose.
Ieri dopo una giornata di lavoro per risistemare cose ed abitudini mi sono seduto nudo per rollare tabacco, bere caffè e finalmente riposare. Quanta pena per la mia stanchezza, per il mio corpo spossato e cadente. Il sentiero della vecchiaia è un percorso sconosciuto. Non servono gli anni e le esperienze, i libri e le conoscenze, ci si trova soli a cercare punti fermi se mai realizzati, volgari saldi positivi per giustificare questo vivere ancora. Cresce il timore per tutte le cose che non hanno il profilo della mia età, una speranza, un sentimento, un desiderio. Inganni per la mente pericoli per il corpo. La tragedia è che non si diventa mai vecchi. Si può esserlo da sempre ma non ci si diventa. Un'attesa, in altri tempi miele da sorseggiare con voluttuoso piacere, si fa sofferenza inutilmente insostenibile tra mille insostenibili frangenti. Così cerchi parole adatte a mani screpolate e stanche e detesti ogni fatica del corpo ogni ferita della mente che ti costringe in angusti e limitati cerchi.
Ma scrivo ancora, sotto una pioggia sottile che non bagna, con un biglietto in tasca per chissà dove e da solo cammino questo scomodo sentiero.

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