Altrove

Altrove (21)

Lunedì, 30 Giugno 2014 00:00

Transumanza

Scritto da

Dorme il castagno,
respira la vite,
la quercia sta
come una metafora,
indifferente
al sacrificio dei camini.
Un sole acquatico asseconda
la transumanza degli umori.
Con membra antiche
e su antichi suoni
esisto.

Lunedì, 30 Giugno 2014 00:00

Tempesta

Scritto da

Questo stagno stagna,
riflette un piccolo cielo,
ne incupisce il colore,
proporziona animali e piante
in rapide vite ripetitive.
Solo un vento lontano
increspa minime onde
e le porta a morire
su sponde immutabili.

Lunedì, 30 Giugno 2014 00:00

Stagno

Scritto da

Questo stagno stagna,
riflette un piccolo cielo,
ne incupisce il colore,
proporziona animali e piante
in rapide vite ripetitive.
Solo un vento lontano
increspa minime onde
e le porta a morire
su sponde immutabili.

Lunedì, 30 Giugno 2014 00:00

Sottomultipli

Scritto da

Verde dovizia di germogli,
insane fantasie di tinte,
convolvoli aggrovigliati
e gelsomini e salvie,
uomini all’aria, al sole,
ad asciugare gli occhi
e donne sempre giovani
per una nuova danza
sul dolce filo delle ore.
La rosa impazzita in giardino
lo sento mi vuole spiegare
che non ha tradito promesse,
non è mai arrivata in ritardo,
che il suo tempo è il colore
e il colore è il suo tempo.
Ma a me è rimasto un balcone
e non c’è tempo o stagione o colore
per chi non attende.

Lunedì, 30 Giugno 2014 00:00

Soglia

Scritto da

Uomini alla soglia,
periferici,
piccole menti diseguali
adatte alle catene,
languidi di vita,
di fragilità genetica,
di genetiche molecole operaie,
usi all'obbedienza,
nell'obbedienza e nella rivoluzione,
carne da mensa,
vino da bettola,
letto da figli.
Vi è concesso marciare
senza confini
ma camminare
solo fino alla soglia.

Lunedì, 30 Giugno 2014 00:00

Si farà tardi

Scritto da

Si farà tardi,
come sempre.
Tra l'attesa ed il sogno,
il poeta si distrae.
Inutile alla fame,
disegna convolvoli
sul cemento armato.

Lunedì, 30 Giugno 2014 00:00

Separazione

Scritto da

Costante, divaricata separazione,
volontaria e inconsolabile,
tra le mie orme e l'idea.
Amo i rari naviganti
che arrischiano spole tra le sponde,
sospettoso ancorchè grato,
nel mio aereo-porto,
perché avvezzo ormai agli addii.
Ma cambia il vento alla mia isola?
Le onde stravolgono le voci?
E là, lontano, è grumo il sangue vivo?
Ho pudore dei miei sogni,
non ne riconosco l'entità.
Sono un poeta mio malgrado.
Padre morboso che non consegna i figli
al vostro continente.
Sono un poeta mio malgrado,
nodo del cosmo e di me stesso.

Lunedì, 30 Giugno 2014 00:00

Polvere

Scritto da

E' una luce ossessiva
a invadere il giorno,
oggi è solo polvere,
chi pulisce la città?
Il cielo è precario,
l'orizzonte si avvolge
e la spirale restringe.
Non basta più il corpo.
I piedi e le mani
per sentirsi si chiudono.
L'artificio è realtà.
Al limite del pensiero
catene invisibili
che non conoscono ruggine,
ma c'è polvere,
sempre più fine,
incolore, impalpabile,
polvere,
polvere,
polvere d'uomini.

Lunedì, 30 Giugno 2014 00:00

Polarità

Scritto da

La mia polarità isolata
viaggia su treni vuoti,
s'illumina d'intuizioni
che alimentano il disordine.

E' lei che rassomiglia a un amore
o io che rassomiglio a un uomo?

Siamo onde brevi
con differenti fasi isteriche,
siamo fiumi piccoli
in greti troppo ampi.

E' il giorno che è in penombra
o io non vedo bene?

Pure, questa casa a stento ha un tetto,
non ha mura, né porte, né finestre.
Siamo rimasti in pochi,
abbiamo mani fragili
come quelle delle donne
che scrivono poesie;

loro hanno occhi neri
e parlano untuosi e rozzi,
come l'alito dei preti
odorano di fiori mai fioriti.

La mia gente muore sotto i portici
delle bancarelle dei libri a metà prezzo
dove chi cammina a piedi
sente ancora odori di urina antica.

 

Lunedì, 30 Giugno 2014 00:00

Percorso

Scritto da

a Luciano D'Alessandro

La città non ti vede ragazzo,
sorridente figura incerta
sulla staticità del cemento.

Parigi accoglie il saltimbanco,
l'acrobata, l'artista da strada.
Tutto contiene mentre tutto riflette
e assorbe il movimento.

I bambini proseguono,
dietro i santi, sotto le statue,
sugli antichi acciottolati,
estranei alla decadenza.

Ti amo femmina donna,
carne terrena, respiro d'aria
ed occhi cosmici,
le galassie sono nel tuo ventre,
se là, dove la pietra è più dura,
hai costruito la strada dell'uomo.

La città non ti vede vecchio,
la tua precarietà infastidisce,
ha fretta di piantare croci
esteticamente geometriche.

Giocano i bambini tra le tombe
e sorridono e proseguono
per nuove moltitudini,
per aristocratiche solitudini
e disperazioni senza meta.

Sono tutte isole
come la tua storia,
occhio che vola,
corpo seduto
tra alte mura in pietra viva.

 

Lunedì, 30 Giugno 2014 00:00

Mare

Scritto da

Mio padre ti amava
come la libertà
mio mare inesausto.
Ho disciolto la freschezza
della mia gioventù
nella tua limpidità azzurra,
ho disteso il mio sguardo
ed ho sognato
sulla tua curva terrestre.
Mio mare inesausto.
Così impossibile
ai confini dell'uomo,
infinitamente superiore.
Saprai aspettare
il ritorno dei figli,
mio mare inesausto e paziente?

Lunedì, 30 Giugno 2014 00:00

Mai sorto

Scritto da

Sono il tramonto d'un sole mai sorto
mai passato allo zenit
Vi ho sempre osservati
marciare ordinati
o in ordine sparso
usare la voce, le mani, la forza,
seduto in ultima fila
negli intervalli ogni tanto pisciavo.
C'è chi marcia con scarpe chiodate
chi scalzo attraversa l'universo
io mi aggrappo disperato alle stelle
con mani fragili, dita dolenti
Distillo stille sterili di razionalità
per spargerle su orgasmi inutili
estraneo al trasgredire necessario
per giocare il gioco tragico del mondo,
mi opprime la finita infinità del cosmo
e la falsa naturale umana umanità.
Tu che mi leggi infima immensità
ti conosco simile a me dissimile
ti maledico per i passaggi brevi
che percorri per non perire.

Lunedì, 30 Giugno 2014 00:00

Lacca cinese

Scritto da

La solitudine si alza presto al mattino,
aleggia in un mondo in chiaroscuro
in equilibrio tra la notte non finita
e un giorno non ancora cominciato.
L'uomo lascia impronte sulla sabbia,
la grande madre è più cedevole
della storia degli uomini e del ricordo.
La traccia vive tra una risacca e l'altra
a volte solo il tempo del passaggio.

Dormono in quell'ora gli ubriachi,
il silenzio è un cristallo in attesa,
il cielo un po' più vicino.
Il mare, il suo mare, sta lì,
ha un respiro lungo e pesante,
ha il colore e l'odore del tempo.

Ricordare non è un esercizio
per la noia di lacrime opache,
una fuga, un salotto, un teatro.
Quando il cielo sarà più celeste
-si disse-
sputerò un poco di vita,
perderò un po' di memoria.

Lunedì, 30 Giugno 2014 00:00

La mosca

Scritto da

La menzogna abita le menti
spettro invisibile
con ruvidi legacci
incatena le ragioni. ...
la mosca si ferma sui miei appunti;
è mosca nella sua incoscienza,
sono uomo per la mia coscienza?
Perché ancora vomitare questo tempo,
incatenare questo spazio,
se nessuno spazio mai
e nessun tempo
avrei potuto avere?
Mi cerco dentro ma scivolo,
precipito sulle pagine strappate
di un libro che ha solo l'indice.
Che cosa posso opporre
alle vostre cattedrali
se non frantumi di coscienza,
crisalidi di sogno,
crepuscoli d'idee.

Lunedì, 30 Giugno 2014 00:00

Dopo il fortunale

Scritto da

L’orizzonte s’avvicina
Dopo di te
Tutto è raggiungibile
Possibile.
Plausibile.
Non è vuota
L’insania marcescente
Forma ameboidale
Di genialità gratuita
Ferisce
Non lenisce.
Il cuore è inutile
Ami i riflessi
I luccichii e lo specchio.
Dove nascondere
L’umido sperma
Della mia intelligenza?
Cracovia è scomparsa
Bucarest dissolve
Così Budapest e Mosca
E tace
La compagna Cassandra.
Morire insieme
Lentamente
Per poterne parlare
La grande trovata
La soluzione finale.
Ma piovono gocce di sangue
Tra i miei occhi
Ed i tuoi
Sei letteratura televisiva
Manca così poco
Ad essere niente
E tu m’insegni
La buona educazione.

 

Lunedì, 30 Giugno 2014 00:00

Cuma

Scritto da

Donne vestite in nero si camminano
tra la terra sabbia e l'asfalto della strada;
il vento trascina i sentori del sole,
qui arsura e fame sono promesse di piacere.
Ondeggiano le canne alla marina.
L'erba è ancora grassa,
così l'agave alla duna,
e tra il pino confuso al rosmarino,
petroli senza memoria ammalano la rena.
Ora volti stranieri dai colori antichi,
che videro l'inizio delle Storie,
ripropongono l'eterna mescolanza delle razze,
degli atomi il casuale, perenne ricomporsi.
Le donne in nero ripetono un sorriso,
pure se il tempo si abbatte sulle labbra,
ne fa neri i denti, goffe le movenze,
conservano sogni che noi non ricordiamo.
Muri reticolati si attardano ad esistere.
Scheletri di memorie, testimoni offesi,
soffrono l'inutile sopravvivenza delle spoglie
di chi troppe volte muore.
Di fronte il mare

a riproporci ancora un orizzonte
oltre il quale dobbiamo navigare.

Lunedì, 30 Giugno 2014 00:00

Crepuscolo

Scritto da

Solo io ho percorso
quell'appassionata strada al mare,
tra alte cinta in tufo,
dove il vento s'incanala
per salire alla collina?
Il piede era nudo,
nudi la mente e i sensi
agli incanti amorevoli del golfo.
Non mi ferivano le spine delle more,
la durezza degli scogli
e il sole violento del sud.

E' sera
ho abiti scomodi.
Quand'è sceso il crepuscolo?

Lunedì, 30 Giugno 2014 00:00

Cercate

Scritto da

E' così ridicolo
correre inseguendo biciclette surrealiste
o tentando d'afferrare intelligenze
o palle di pezza.
Vi osservo impotente
ai margini della discesa
seduto sull'odore dei fiori.
Siete un dolore del petto,
un posticipato infarto,
ammucchiatischiacciati,
sotto un muro di cinta.
Il vento deride,
la pioggia minaccia,
il sole ammonisce,
la luna ha pietà.
L'uomo grande stabilisce il prezzo,
quello piccolo mercanteggia,
mentre il mare increspa onde.
Vorrei proporvi una rivelazione
o vendervi una rivoluzione,
ma non trovo nemici
e l'inchiostro non basta.
Cercate almeno il colpevole!
Chi ha ucciso le utopie
si è forse suicidato?

Lunedì, 30 Giugno 2014 00:00

Astratto

Scritto da

Non abbastanza l'infinito
se occorre la parola
e il suo contrario.
Non abbastanza l'eternità
se occorre la parola
e il suo contrario.
Precari entrambi
se per non esistere
la negazione è sufficiente.
Questo il gioco.
Scomporre lettere e il ricomporle
ci fa Dei.
Rise la ragione
del divenire impudico
di un Parmenide morente
e si cercò ignuda,
goffa, inutile
sull'arido ventre di Platone.
Re è l'esistere
perché unico e solo
e in se stesso ha la ragione.

Lunedì, 30 Giugno 2014 00:00

Angolare

Scritto da

Per cortesia io vi imploro
non chiamatemi figlio,
non parlate di specchi
o di fratelli emigrati.
Per stare tra voi
devo morire ogni giorno,
perdere sangue, risorgere,
sciogliere nodi tenaci,
riordinare gli intrecci.


Per cortesia io vi imploro
non abbracciatemi troppo,
la mia fragilità impallidisce
a tutte le strette.
Sono acqua, distillato di stelle,
mercurio mancato.
Temo le buche, i fossati,
i vostri piani inclinati,
le anfore, i becchi, le forme.


Sono un totem, un idolo, un Dio,
l'effigie dipinta del cielo,
un colosso di cartavelina.
Per questo non cercatemi il centro,
il dettaglio, il disegno, l'impianto.
Sono l'attesa paziente seduta
sulla vostra pietra angolare.


Sono.

Domenica, 29 Giugno 2014 00:00

Altrove

Scritto da

Il nero riarso delle sterpi
restituisce l’odore buono della fanciullezza,
e di un vecchio scolpito nella carne,
statua senza piedistallo,
che nel “luogo” batteva e separava.

L’energia sospesa del calore
vibra d’essenza universale,
dell’imperfetto tremolio del movimento;
se tendi la carne puoi ascoltare
la linfa che scorre sotto i piedi,
l’eco del principio.

Qui tutto è altrove:
il clamore delle rivoluzioni,
gli orrori delle democrazie,
la vanità delle ideologie
e la sensazione imminente della fine.

Il sentiero nasce sotto i passi,
disegno originale del destino,
taglia la pianura,
spezza l’orizzonte,
e paziente si restituisce alla vegetazione.

Il sudore fugge dalla carne,
reclama il mio liquido umorale
quest’arido suolo generoso;
la goccia esplode nella polvere,
umida corona.

Qui tutto è altrove:
il passo innaturale del soldato,
il sentore stantio del sacerdote,
l’indice artritico del giudice
e la sensazione imminente della fine.

Se tendi la carne puoi ascoltare
l’eco del principio.

mamma