Stagno

Questo stagno stagna,
riflette un piccolo cielo,
ne incupisce il colore,
proporziona animali e piante
in rapide vite ripetitive.
Solo un vento lontano
increspa minime onde
e le porta a morire
su sponde immutabili.

Sottomultipli

Verde dovizia di germogli,
insane fantasie di tinte,
convolvoli aggrovigliati
e gelsomini e salvie,
uomini all’aria, al sole,
ad asciugare gli occhi
e donne sempre giovani
per una nuova danza
sul dolce filo delle ore.
La rosa impazzita in giardino
lo sento mi vuole spiegare
che non ha tradito promesse,
non è mai arrivata in ritardo,
che il suo tempo è il colore
e il colore è il suo tempo.
Ma a me è rimasto un balcone
e non c’è tempo o stagione o colore
per chi non attende.

Separazione

Costante, divaricata separazione,
volontaria e inconsolabile,
tra le mie orme e l'idea.
Amo i rari naviganti
che arrischiano spole tra le sponde,
sospettoso ancorchè grato,
nel mio aereo-porto,
perché avvezzo ormai agli addii.
Ma cambia il vento alla mia isola?
Le onde stravolgono le voci?
E là, lontano, è grumo il sangue vivo?
Ho pudore dei miei sogni,
non ne riconosco l'entità.
Sono un poeta mio malgrado.
Padre morboso che non consegna i figli
al vostro continente.
Sono un poeta mio malgrado,
nodo del cosmo e di me stesso.

Polarità

La mia polarità isolata
viaggia su treni vuoti,
s'illumina d'intuizioni
che alimentano il disordine.

E' lei che rassomiglia a un amore
o io che rassomiglio a un uomo?

Siamo onde brevi
con differenti fasi isteriche,
siamo fiumi piccoli
in greti troppo ampi.

E' il giorno che è in penombra
o io non vedo bene?

Pure, questa casa a stento ha un tetto,
non ha mura, né porte, né finestre.
Siamo rimasti in pochi,
abbiamo mani fragili
come quelle delle donne
che scrivono poesie;

loro hanno occhi neri
e parlano untuosi e rozzi,
come l'alito dei preti
odorano di fiori mai fioriti.

La mia gente muore sotto i portici
delle bancarelle dei libri a metà prezzo
dove chi cammina a piedi
sente ancora odori di urina antica.

Percorso

a Luciano D'Alessandro

La città non ti vede ragazzo,
sorridente figura incerta
sulla staticità del cemento.

Parigi accoglie il saltimbanco,
l'acrobata, l'artista da strada.
Tutto contiene mentre tutto riflette
e assorbe il movimento.

I bambini proseguono,
dietro i santi, sotto le statue,
sugli antichi acciottolati,
estranei alla decadenza.

Ti amo femmina donna,
carne terrena, respiro d'aria
ed occhi cosmici,
le galassie sono nel tuo ventre,
se là, dove la pietra è più dura,
hai costruito la strada dell'uomo.

La città non ti vede vecchio,
la tua precarietà infastidisce,
ha fretta di piantare croci
esteticamente geometriche.

Giocano i bambini tra le tombe
e sorridono e proseguono
per nuove moltitudini,
per aristocratiche solitudini
e disperazioni senza meta.

Sono tutte isole
come la tua storia,
occhio che vola,
corpo seduto
tra alte mura in pietra viva.