Datemi un mistero

“Crescere e maturare qualora significhi davvero qualcosa, ha solo appesantito e logorato tutto.”

Rispettare gli altri non significa amarli né tanto meno dividere con tutti il proprio tempo, sempre più esiguo e perciò prezioso. Così passiamo al setaccio le amicizie e distilliamo le frequentazioni e ogni scelta non è un giudizio di valore ma una difesa egoistica di ciò che ci rimane. Si perde tanto, oltre ad appesantirsi ed ingobbirsi si perdono freschezza, entusiasmi ed i misteri.

Si sciolgono i misteri adolescenti
come le nebbie sulle rive...
Erano misteri le Tanie, le Tonie
anche con le gambe tutte croste

Le stelle, le fiere, erano misteri
e i chiodini ammassati sotto i tremoli
e il cigolio delle porte era mistero
nell'infanzia soltanto cigolano così.

Affioravano gli enigmi del mondo
palline dalla bocca
di un seducente fachiro
illusionista, non per caso.

Sussurravamo con aria di mistero
sul ghiaccio misterioso della pista
e timida, mistero a mistero,
la mia mano sfiorava la tua.

Ma la maturità sopraggiunse improvvisa
e il suo logoro frac tutto buchi
portò in un'altra infanzia in trasferta
il fachiro, come in una regione lontana.

Quali adulti, ci trascura quello.
Ehi, fachiro, sei proprio cattivo.
La neve cade senza mistero.
Sfacciatamente sulle nostre spalle.

Dove siete palline affascinanti?
Siamo tristi, non ne facciamo mistero.
Senza mistero gli altri sono per noi
senza mistero siamo noi per gli altri.

E se una mano, per caso
ci sfiora lieve, non è un mistero,
è solo una mano-capite?
Solo una mano.

Dateci un mistero semplice semplice,
un mistero – silenzio, timidezza,
un mistero pur esile e scalzo.
Datemi un mistero – anche uno soltanto.

Evgenij Evtushenko

Rimane a volte solo una ingessata esperienza e inutile per fare cose che oramai non si possono più fare.