Uragano

Uragano rosa pastello,
cocciuta come un pendolo
irrazionale come un acquazzone,
dolce come una mela verde,
temeraria come un aliante.
Fai le scale a quattro,
io arranco alla balaustra;
detesti l'ultimo rimorso
come l'avevi desiderato.
Ma guarda i miei capelli lunghi
e le notti d'alcol sotto gli occhi;
percorro traiettorie circolari
c'è sempre una curva davanti,
il tempo è un'onda lunghissima,
lenta mi solleva
lenta mi affonda,
lasciandomi sempre
dove ricordo.
Non sono chi ha fermato i carri armati,
ma neppure il tuo ultimo incidente
se per il caldo tempo di una bottiglia
abbiamo respirato un fuoco uguale.
Hai la forza universale dell'incendio,
le parole tentacolari delle alluvioni,
colora i muri grigiorosa di questa città,
lotta ad alta voce nelle botteghe oscure,
i rimpianti seminano speranze,
raccoglile;
sai dove abitano il mio cuore e i miei pensieri,
e anche se le mie scale sono più dure delle tue,
incartami il tuo prossimo sorriso
e vieni di nuovo a regalarmelo.

Pechino

Settemila piccoli morti
canteranno domani
la loro vittoria,
un altro potere,
domani,
levigherà marmi
per settemila piccoli nomi.
Ma migliaia di piccole mani
non daranno mai
milioni di piccole carezze,
migliaia di piccole bocche
non daranno mai
milioni di piccoli baci,
e migliaia di piccoli sessi
non avranno mai
milioni di piccoli orgasmi.
Un altro potere
incrocerà domani
settemila piccoli allori,
per migliaia di grandi imbecilli
che scrivono la storia.

Carpentras

La sera scende, s'insinua fluida,
Carpentras è così lontana!
Provi a immaginarla dietro un ballon di fundador
ma riesci a vedere solo lo stupro e l'omicidio.
Ciaikovski mi annega di melanconia.
Carpentras è così lontana!
Perché Carpentras?
No, sono solo silvio,
bevo e ascolto musica,
Carpentras è così lontana!
I suoi occhi sono così vicini
come la sua indifferenza,
più vicini anche lo stupro e l'omicidio.
Domani andrò a pescare.
Carpentras è così lontana!
Dove sei Silvia,
parliamo ancora,
fammi capire Carpentras,
è così lontana!
Poi volteggerò dietro il bancone,
guitto da bottega,
scriverò stupende poesie
e mi domanderò ipocrita:
è lontana Carpentras?
o ne sto fuggendo da sempre?
Borges è stato a Carpentras?
come ne è uscito?
e Hikmet? Wilkock? Eluard?
e tu?
E scriverò inutili poesie
sui tuoi occhi e sul mio dolore,
perché Carpentras è così lontana!
Carpentras è così lontana!
Carpentras è così lontana!

Cani piccoli

Forse è perché guardo le bocche
e la lingua che si agita tra i denti,
che parla senza dire,
e gli occhi troppo mobili,
che guardano e non vedono,
o le mani troppe dita,
che prendono e non toccano.
Leggo l'inquietudine e il terrore che cada,
e mai non sia,
la torre merlata del profondo.
Con l'intelligenza puoi giocare
ma è una spirale che non torna.
Il gesto innaturale degli addii
ci fa adulti finalmente uomini,
non importa se imprecisi e minimi,
non è prevista in questo la paura.
Così aspetti la prossima stazione,
erano tante adesso sono rare,
senza sale d'aspetto e viaggiatori.
Ti travesti da scena,
ripassi la tua parte,
e agli amici, quelli seduti in prima fila,
dedichi il tuo nuovo colpo di teatro.
Quante indulgenze hai da spendere,
quante ne hai acquistate,
nella mutevole schiera dei protagonisti,
dei primi attori che si contendono la fama
della gloria che vive il battito di un'ala?

Album

Di che colore sono le tue lacrime?
Quanto velenoso il silenzio del tuo essere?
Non per usare un bilancino da farmacia
ma lacrime e silenzi mi schiantano,
mi annullano, mi annebbiano, soffoco!
Vorrei inciampare ancora per il trillo del telefono,
fare le scale fischiettando,
pochi pensieri a occupare il tempo del cerchio del sole.
Entro nei giorni come in gelatina
che solo di notte si dissolve appena,
con i piedi così distanti dalla testa
e le cose così estranee all'interesse.
Vorrei soffrire per i cinesi
ma settemila non ne valgono una,
dichiarare ancora guerra all'ingiustizia,
ma le aquile non si posano sulle tombe,
non spiccano voli dai cimiteri.
Rotolo il mio cervello nei vicoli della notte,
come una lattina colma di biglie di vetro,
stordisce il frastuono sul selciato ineguale.
Cammino sui binari di un solo pensiero
la sua lacerante insostenibile assenza;
è un iceberg fra cubetti di ghiaccio,
un oceano fra pozzanghere d'acqua piovana,
un cielo fra soffitti neri di muffa
Non è un ricordo che alimento e coltivo,
sotto quella stupida tragica lastra di marmo,
ma il metro, la misura delle cose,
l'esatta valenza degli accadimenti,
la cartina al tornasole delle mie capacità,
le favole sognate dall'eterno bambino,
la soddisfazione della completezza dell'uomo,
il canto delle parole, l'armonia del silenzio.
Tu almeno viaggi tra le tue poesie,
insegui ad alta voce tempi migliori,
spingi frammenti di speranza fino a dopodomani,
tra i calcinacci e le rovine dei tuoi errori,
s'erge ancora il totem delle tue fedi,
difendilo a costo di scorticarti l'anima,
verità e menzogna sono solo realtà,
mordi la vita, succhiane gli umori,
spalancale le cosce,
violentala all'orgasmo,
restituisci il tuo involucro vuoto di tutto,
l'unica immortalità è quella della morte.
Non gettare i tuoi occhi nei miei a pescare speranze,
vivo per riempire di vino, di sonno, di fumo,
il posto che ho al posto del cuore,
e l'unico desiderio
è morire la morte di Rimbaud
sputando in faccia agli dei.
Ma qualche volta senza che me ne accorga,
cerca tra le spirali del mio finire,
come in un album di foto sbiadite,
un tempo in cui sorrido con gli occhi,
sovrapponilo al mio presente
e fanne un ricordo.