Potessi sognare stanotte!
Sognare un volto o solo un profilo che non rechi dolore.
Vorrei solo che il sogno non mi porti un ricordo.
Una piccola storia per piccoli uomini, una piccola strada in discesa che porti alla fuga.
La fuga!
Dolce amica d’un tempo, amante generosa con sempre un posto per me nel suo letto.
E il suo corpo era luce mai prima vista eguale, aria mai respirata e profumo, profumo di mare.
Regalatemi una fuga!
Una fuga da me e dai miei specchi, dalle mie parole scritte o da quelle dette o da quelle pensate.
Una fuga dai miei personaggi inventati per non morire, dai miei abiti dismessi e dalle mie vecchie mutande.
Una fuga dalle mie fughe.
Una fuga dalle mie menzogne che vesto con abiti da festa e dai miei alibi indecenti come il prezzemolo.
Una fuga da tutti i pretesti di intelligenza.
Una fuga dalla speranza e dalle ipotesi.
Una fuga da questo nome fatto di lettere tirate fuori da un alfabeto fuori corso.
Una fuga dalle paure che la vecchiaia moltiplica chiamandole saggezza.
Una fuga che mi faccia rimischiare le carte, distribuirle e, barando, darmi servito.
Da quel tuo corpo che non mi concede un paragone e mi restituisce impietoso il mio tempo.
Dal tuo Io e dal mio che mi marchiano a fuoco nel ventre la parola “Bugiardo”.
Dalle mille possibilità che mi concedo per non consegnarmi a nessuna.
Da questo lento finire che mi sono imposto come cilicio per chissà quali colpe.
Se non riesco più a fuggire che cosa rimane?
Un’altra pizza stasera ma almeno con più mozzarella.