Abituato al dolore

Così abituato al dolore e allenato agli addii poco o niente mi può far male.
Ho consegnato me stesso a poche verità, alcune odiose altre un po' meno.

So che spesso l'altro è solo lo specchio deforme o deformante in cui cerchiamo il salvifico abisso delle nostre miserie. Queste, odiarle in noi stessi e amarle negli altri, ci fa meno soli, il contrario ci fa giudici, ancorché indegni.
Per le mie lacrime sono stato consolato, per il mio sangue sono stato confortato, per i miei errori sono stato perdonato, ma solo pochi, uomini o donne, per le mie confessioni mi hanno amato.
E' solo il peccato che ci fa esseri umani, la presunzione, la gola, la lussuria e il riconoscerle in noi ci rende diversi.
Il resto è solo cattedrali, formicai o alveari.
Carissimo Bernardo, io ho paura!
Paura non delle mie bassezze, delle mie arroganze o delle mie ambiguità, ma di non riconoscerle.
E' per questo che fuggo da ogni finzione o da maschere apposta indossate, da abiti di broccato che vestono re e regine ignude, da discorsi, frasi e parole che celano e non spiegano, dal camminare senza esitazioni su linee rette e binari diritti su scarpate ferroviarie.
Se poi non ci riesco, come spesso mi accade, è perché, in fondo, sono soltanto così eguale, così umano.